Il Taekwondoka azzurro ha scritto l’ennesima pagina trionfale della sua giovanissima carriera, mettendo in riga tutti i suoi avversari nel corso degli ultimi Mondiali di disciplina, tenutisi in Messico. Gli mancava giusto l’oro in questa manifestazione: missione compiuta.

Taekwondo
di Paolo Sinacore
@bigshotpaul

L’ennesimo volo Dell’Aquila


Ancora una volta, il gradino più alto del podio. Quando Vito Dell’Aquila si presenta ai nastri di partenza di una qualsiasi manifestazione internazionale di Taekwondo, le possibilità di vederlo festeggiare con la medaglia d’oro al collo sono sempre più alte. Doveva giusto rompere il ghiaccio ai Mondiali, operazione riuscita in quel di Guadalajara il 20 novembre scorso. Sì, perchè il palmares degli ultimi tre anni lo aveva visto affermarsi già agli Europei (Bari 2019), oltre che, naturalmente, alle Olimpiadi di Tokyo disputate un anno fa. Fa bene anche sottolineare che al momento del recente trionfo messicano, Vito aveva festeggiato il suo 22° compleanno da un paio di settimane. Ma d’altronde stiamo parlando di un predestinato, capace di conquistare il primo bronzo mondiale in Corea del Sud (categoria 54 kg) ad appena 16 anni. Il talento è sotto gli occhi di tutti, ma dietro si celano la concentrazione e la dedizione che caratterizzano i grandi campioni dello sport.
Le stesse peculiarità che gli hanno permesso di recuperare più volte situazioni di svantaggio nel suo percorso verso il primo successo iridato.


Credits | Roberto Zazzera

Sei riuscito a ribaltare l’esito della finale dopo un primo round tesissimo perso contro il coreano Jang. Cosa è scattato nella tua mente? Il trionfo olimpico ti aiuta a gestire con più lucidità la pressione di certe sfide?

Nella finale contro il coreano ero contrariato solo nel momento in cui ho ricevuto il calcio e ho perso il primo round, dopodiché mi sono concentrato su quello successivo e non ho pensato a nient’altro. Solo a metà del secondo round mi son detto: “spero di non farmi recuperare di nuovo”… Ma poi, una volta vinto il parziale, è filato tutto liscio. Il trionfo olimpico sicuramente mi aiuta nel gestire meglio le competizioni più importanti, manifestazioni in cui mi sento a mio agio perché do il massimo; in definitiva, visto che mi preparo essenzialmente per quelle, mi pesano di meno.


Credits | Roberto Zazzera

Eppure il vero momento di svolta del tuo torneo potrebbe essere stato il calcio rifilato al kazako Ababakirov ai quarti di finale, a 1 secondo dalla fine del secondo round: in pratica, a un passo dall’eliminazione. Descrivici quei momenti, quanto istinto e quanta tattica entrano in gioco in determinati frangenti.

L’incontro contro il Kazako è stato il più duro del mondiale. Lui è giovane e in crescita, sapevo sarebbe stata dura anche perché l’ho già affrontato quest’anno. Durante il primo round sono stato troppo aggressivo, mentre in quello successivo sono stato più attendista, ho deciso di stare lì attento colpo sul colpo, tattica che si è rilevata giusta come in occasione del nostro precedente incontro. Ho preso comunque un calcio in faccia che mi stava portando all’eliminazione: non ho mollato e ho dato tutto me stesso, riuscendo a recuperare all’ultimo secondo, momento nel quale ovviamente non c’era granché di tattica, se non quella di attaccare. Sicuramente lui ha sofferto il fatto di trovarsi a un passo dalla vittoria, e ha gestito male la situazione. Nel terzo e decisivo round sono stato un muro, ho continuato a difendere in maniera perfetta e l’ho battuto.


Credits | Roberto Zazzera

Hai compiuto da poco 22 anni, festeggiando con un oro mondiale da affiancare a quello olimpico; hai già vinto un oro europeo nel 2019; sei in cima al ranking mondiale. Non deve essere facile sperimentare ogni tipo di successo nel proprio campo alla tua giovanissima età. Quali sono le figure che ti stanno aiutando in questo percorso d’alta quota? Quali “trucchi” usi per mantenere il più possibile i piedi per terra?

Vincere mondiali e olimpiadi era il mio sogno sin da bambino. Da fuori sembra tutto facile, ma è più difficile gestire la vittoria piuttosto che la sconfitta. Dopo una vittoria ci può essere un calo delle motivazioni, un aumento delle pressioni esterne (a cui comunque non faccio caso), c’è il rischio quindi di pretendere troppo da sé stessi. Sicuramente il successo olimpico e il post, seppure un po’ traumatico, mi hanno aiutato a processare meglio queste aspettative.
Le figure che mi stanno aiutando sono i miei genitori e alcune mie amiche con cui spesso mi confido. Oltre che me stesso, ovviamente: il grosso ce lo sto mettendo io.
Per mantenere i piedi per terra cerco di essere il meno possibile in vista, utilizzando pochissimo i social. Nel mio caso stare troppo al centro dell’attenzione diventa controproducente; cerco di gestire la pressione partecipando a meno eventi possibili, concentrandomi sulle gare, sulla mia vita privata, e conducendo una vita da ragazzo normale. Più semplice sei, più hai possibilità di non farti influenzare dalle cose negative.


Credits | Roberto Zazzera

In vista del grande obiettivo olimpico, in programma a Parigi nel 2024, quali altri appuntamenti ci sono all’orizzonte?

Il grande appuntamento a cui punto è il mondiale di Baku, in Azerbaigian, a maggio 2023. Baku, tra le altre cose, è un posto speciale per me: nel 2014 vinsi la mia prima gara all’estero, un mondiale cadetti; ancora oggi la reputo una delle più belle esperienze della mia vita. Spero di fare bene, ci tengo tantissimo a questa manifestazione.

 
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