L’adrenalina che accompagna la storia di Riccardo Cardani è paragonabile a quella di una gara di Snowboard Cross, disciplina nella quale si cimenta ormai da anni. Tra strumenti musicali e sport di ogni tipo, il 30enne ha trovato nella neve l’elemento naturale dove riesce a esprimersi al meglio delle sue possibilità.

Snowboard
di Simone Colongo
@sim_uan

Riccardo Cardani, il coraggio di insistere


Se cercate un personaggio che racchiuda tenacia, creatività e voglia di fare, fate un salto nella provincia milanese, al confine col Piemonte. Cuggiono è il paese che nel 1992 dà i natali a questo mix esplosivo che risponde al nome di Riccardo Cardani. L’incidente del 2009 che gli paralizza il braccio destro, rappresenta un passaggio tristemente fondamentale nella vita dell’allora 17enne. Eppure, una volta superato il più che naturale shock, l’atleta meneghino riprende la vita sportiva, piena di passioni, che ha da sempre caratterizzato il suo percorso. Anzi, se possibile, Riccardo alza ulteriormente la posta in gioco: prima si concentra sul nuoto, poi riscopre lo snowboard, uno dei tanti amori di gioventù. La partecipazione alle Paralimpiadi di Pechino nel 2022 sono solo il primo step verso il vero obiettivo dell’azzurro: i Giochi di Milano Cortina del 2026, prossimo appuntamento della manifestazione a cinque cerchi. Le Olimpiadi in casa, davanti a tifosi, amici, e familiari: difficile sognare qualcosa di più coinvolgente a livello emotivo e professionale.


Credits | Getty Images

Chi è Riccardo Cardani e come si percepisce?

Riccardo Cardani è un atleta professionista in primis, che ha lavorato sodo per raggiungere i suoi obiettivi. In secondo luogo è un ragazzo che ha mille passioni e non si ferma un attimo.

Dopo l’incidente, in che modo lo sport ha spazzato via gradualmente dolore fisico e mentale? Qual è stato il momento in cui hai accettato il cambiamento come un nuovo punto di partenza?

Lo sport, e in particolare il nuoto, è stata la mia prima àncora di salvezza. Potevo tenere mente e corpo impegnati in modo da sovrastare il dolore fisico, migliorando ogni giorno sempre più la mia resistenza agli allenamenti e la mia fiducia in me stesso, processi fondamentali per il mio equilibrio mentale. Il punto di svolta è entrato in azione quasi subito: sapevo che dovevo reagire, o quella situazione mi avrebbe sconfitto e tenuto nel dolore e nella solitudine.

Jeremy Jones, pioniere snowboarder statunitense, sostiene che “Con uno snowboard ai piedi l’unico limite è il cielo”. Sei d’accordo? Cosa provi quando sei sulla tavola sfiorando gli 80 km/h? La “difficoltà” di uno sport così adrenalinico può essere metafora della vita?

Sono pienamente d’accordo! Le emozioni che dà una tavola da snowboard sono uniche e imparagonabili. Il contatto con la natura, la neve fresca, il cielo, sono tutte dinamiche ed elementi che si uniscono in uno sport stupendo. Raggiungo gli 80km/h, sono sulla luna praticamente: brividi che corrono su e giù per il corpo, l’attenzione e la paura aumentano… fantastico! Sicuramente combattere per la vittoria rischiando la vita vuol dire avere fegato, e senza di quello non si va da nessuna parte in questo mondo.

Non è un segreto che Milano Cortina 2026 sia uno dei tuoi obiettivi sportivi principali per il futuro prossimo. Come ti stai preparando? Descrivici il tuo allenamento tipo e cosa passa nella mente di un atleta abituato a muoversi per step.

Milano Cortina è la nuova scalata per l’Olimpo. Come Ercole, mi alleno assiduamente giorno per giorno. Ho iniziato subito dopo i Giochi di Pechino, con tanta palestra, skate e wakeboard, arrampicando ogni tanto. Ora siamo a dicembre e le gare sono iniziate; praticamente da settembre sono sulla tavola per parecchi giorni alla settimana per preparare la coppa del mondo e il mondiale al meglio, cercando di portare a casa tante medaglie.

Quali sono i tuoi hobby? Quale canzone rappresenterebbe la colonna sonora perfetta per il tuo percorso?

Hobby? Musica! Pianoforte, chitarra, batteria e...video-editing! Amo essere regista, cameraman e protagonista delle mie imprese. E, piano piano, sto scrivendo un libro. La canzone del mio percorso? Ora ce ne sono tante in testa, ma vado con “Take a Look Around” dei Limp Bizkit.

 
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