Ci sono gare che si vincono. E poi ce ne sono altre che riescono comunque a emozionarti, anche senza un trofeo in mano. La 24 Ore del Nürburgring di Max Verstappen appartiene decisamente alla seconda categoria.

Motorsports
di Redazione
@redazione.ots

Verstappen sfiora l’impresa al Nürburgring 


Al debutto assoluto nella maratona più folle e imprevedibile del motorsport, il quattro volte campione del mondo di Formula 1 aveva fatto praticamente tutto alla perfezione: velocità, gestione e sorpassi, nella notte dell’Inferno Verde. 



Credits | Joerg Mitter / Red Bull Content Pool

Per oltre venti ore la Mercedes-AMG GT3 numero 3 del Team Verstappen Racing è stata il punto di riferimento della corsa, fino a quando un guasto meccanico, a poco più di tre ore dalla bandiera a scacchi, ha spento quello che sembrava un destino già scritto. Un semiasse rotto. Tutto lì. Basta un dettaglio minuscolo per mandare in fumo una gara lunga un giorno intero. E forse è proprio questo il motivo per cui il Nürburgring continua ad avere un fascino unico.

La cosa più impressionante del weekend tedesco non è stata la velocità di Verstappen. Quella ormai è quasi scontata. Il punto è un altro: Max si è comportato come se avesse corso la 24 Ore del Nürburgring per tutta la vita. La Nordschleife non concede tempo per adattarsi. O entri subito in sintonia con i suoi oltre venti chilometri di follia, oppure lei ti respinge. Verstappen invece l’ha capita immediatamente, trasformando il debutto in una dimostrazione di controllo assoluto.


Credits | Philip Platzer / Red Bull Content Pool

L’olandese ha iniziato a costruire stint impressionanti, soprattutto nelle ore notturne, quando il Nürburgring diventa ancora più crudele e imprevedibile. Sorpassi puliti, aggressività controllata e una sicurezza quasi inquietante nel traffico. Il momento più emozionante? Il duello a oltre 270 km/h sul lunghissimo rettilineo del Döttinger Höhe contro la Mercedes sorella numero 80. Una battaglia vera, ruota contro ruota, con l’altra AMG costretta perfino a sfiorare l’erba bagnata. Sembrava uno di quei weekend in cui Verstappen decide semplicemente che deve vincere. Ma il Nürburgring non guarda in faccia nessuno. Nemmeno campione del mondo di Formula 1.

Con poco più di tre ore ancora da correre, la Mercedes #3 aveva oltre trenta secondi di vantaggio. Gara sotto controllo. Strategia perfetta. Tutto apparecchiato per il trionfo. Poi qualcosa si è spezzato. Dani Juncadella era appena tornato in pista quando sono arrivati i primi segnali: un allarme ABS, vibrazioni strane dal posteriore, la sensazione immediata che ci fosse qualcosa di serio. Il ritorno ai box è stato lentissimo, quasi surreale. Diagnosi: semiasse distrutto e danni importanti al retrotreno. Game over. O quasi. Perché il team ha comunque deciso di riparare la vettura e riportarla in pista negli ultimi minuti, più per rispetto verso il pubblico (352 mila spettatori nel weekend) che per la classifica.  In Germania parlano già di “Verstappen Effect”. E viene difficile dargli torto.


Credits | Philip Platzer / Red Bull Content Pool

Alla fine a vincere è stata la Mercedes-AMG #80 del Team RAVENOL, protagonista a sua volta di una rimonta clamorosa dopo essere partita dalla 25ª posizione. Un successo storico, il primo per Mercedes-AMG alla 24 Ore del Nürburgring dopo dieci anni. Alle loro spalle ha chiuso la Lamborghini Huracán GT3 EVO2 del Red Bull Team ABT, capace di risalire fino al secondo posto nonostante la foratura del primo giro e oltre nove minuti persi nelle fasi iniziali.

Ma, inevitabilmente, gli occhi erano tutti per Verstappen. Perché anche senza vittoria, il messaggio è arrivato fortissimo. Max non era lì per fare presenza. Non era un’apparizione da Superstar prestata alle gare endurance. Era dentro la corsa con una fame autentica, quasi feroce. E questo cambia completamente la prospettiva. Lucas Auer, suo compagno di squadra, l’ha spiegato con una frase semplicissima: “Meglio averlo in squadra che contro. È una macchina”. Probabilmente la definizione più giusta.

Perché il Nürburgring gli ha tolto una vittoria. Ma gli ha anche consegnato qualcosa di ancora più interessante: un nuovo mondo da conquistare.


Credits | Joerg Mitter / Red Bull Content Pool


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