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	<title>Off Topic Sport</title>
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	<pubDate>Wed, 20 May 2026 10:06:49 +0000</pubDate>
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		<title>Index</title>
				
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 13:02:39 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

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		<title>Verstappen sfiora l’impresa al Nürburgring</title>
				
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		<pubDate>Wed, 20 May 2026 10:06:49 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

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		<description>Ci sono gare che si vincono. E poi ce ne sono altre che riescono comunque a emozionarti, anche senza un trofeo in mano. La 24 Ore del Nürburgring di Max Verstappen appartiene decisamente alla seconda categoria.

Motorsports
di Redazione
@redazione.ots


Verstappen sfiora l’impresa al Nürburgring&#38;nbsp;
Al debutto assoluto nella maratona più folle e imprevedibile del motorsport, il quattro volte campione del mondo di Formula 1 aveva fatto praticamente tutto alla perfezione: velocità, gestione e sorpassi, nella notte dell’Inferno Verde.&#38;nbsp;

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Credits &#124; Joerg Mitter / Red Bull Content Pool






Per oltre venti ore la Mercedes-AMG GT3 numero 3 del Team Verstappen Racing è stata il punto di riferimento della corsa, fino a quando un guasto meccanico, a poco più di tre ore dalla bandiera a scacchi, ha spento quello che sembrava un destino già scritto. Un semiasse rotto. Tutto lì. Basta un dettaglio minuscolo per mandare in fumo una gara lunga un giorno intero. E forse è proprio questo il motivo per cui il Nürburgring continua ad avere un fascino unico.


La cosa più impressionante del weekend tedesco non è stata la velocità di Verstappen. Quella ormai è quasi scontata. Il punto è un altro: Max si è comportato come se avesse corso la 24 Ore del Nürburgring per tutta la vita. La Nordschleife non concede tempo per adattarsi. O entri subito in sintonia con i suoi oltre venti chilometri di follia, oppure lei ti respinge. Verstappen invece l’ha capita immediatamente, trasformando il debutto in una dimostrazione di controllo assoluto.
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Credits &#124; Philip Platzer / Red Bull Content Pool

L’olandese ha iniziato a costruire stint impressionanti, soprattutto nelle ore notturne, quando il Nürburgring diventa ancora più crudele e imprevedibile. Sorpassi puliti, aggressività controllata e una sicurezza quasi inquietante nel traffico. Il momento più emozionante? Il duello a oltre 270 km/h sul lunghissimo rettilineo del Döttinger Höhe contro la Mercedes sorella numero 80. Una battaglia vera, ruota contro ruota, con l’altra AMG costretta perfino a sfiorare l’erba bagnata. Sembrava uno di quei weekend in cui Verstappen decide semplicemente che deve vincere.&#38;nbsp;Ma il Nürburgring non guarda in faccia nessuno. Nemmeno campione del mondo di Formula 1.


Con poco più di tre ore ancora da correre, la Mercedes #3 aveva oltre trenta secondi di vantaggio. Gara sotto controllo. Strategia perfetta. Tutto apparecchiato per il trionfo. Poi qualcosa si è spezzato. Dani Juncadella era appena tornato in pista quando sono arrivati i primi segnali: un allarme ABS, vibrazioni strane dal posteriore, la sensazione immediata che ci fosse qualcosa di serio. Il ritorno ai box è stato lentissimo, quasi surreale. Diagnosi: semiasse distrutto e danni importanti al retrotreno. Game over. O quasi. Perché il team ha comunque deciso di riparare la vettura e riportarla in pista negli ultimi minuti, più per rispetto verso il pubblico (352 mila spettatori nel weekend) che per la classifica.&#38;nbsp; In Germania parlano già di “Verstappen Effect”. E viene difficile dargli torto.
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Credits &#124; Philip Platzer / Red Bull Content Pool

Alla fine a vincere è stata la Mercedes-AMG #80 del Team RAVENOL, protagonista a sua volta di una rimonta clamorosa dopo essere partita dalla 25ª posizione. Un successo storico, il primo per Mercedes-AMG alla 24 Ore del Nürburgring dopo dieci anni. Alle loro spalle ha chiuso la Lamborghini Huracán GT3 EVO2 del Red Bull Team ABT, capace di risalire fino al secondo posto nonostante la foratura del primo giro e oltre nove minuti persi nelle fasi iniziali.


Ma, inevitabilmente, gli occhi erano tutti per Verstappen. Perché anche senza vittoria, il messaggio è arrivato fortissimo. Max non era lì per fare presenza. Non era un’apparizione da Superstar prestata alle gare endurance. Era dentro la corsa con una fame autentica, quasi feroce. E questo cambia completamente la prospettiva. Lucas Auer, suo compagno di squadra, l’ha spiegato con una frase semplicissima: “Meglio averlo in squadra che contro. È una macchina”. Probabilmente la definizione più giusta.


Perché il Nürburgring gli ha tolto una vittoria. Ma gli ha anche consegnato qualcosa di ancora più interessante: un nuovo mondo da conquistare.

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Credits &#124; Joerg Mitter / Red Bull Content Pool


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		<title>Duplantis, il re dell’asta che sfida il “Mondo”</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Duplantis-il-re-dell-asta-che-sfida-il-Mondo</link>

		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 12:23:27 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

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		<description>Se fino a qualche anno fa eravamo alla ricerca di campionissimi che nel mondo dello sport potessero primeggiare al punto tale di diventare icone e simboli già nel corso della loro carriera, possiamo ben dire che la suddetta ricerca è giunta a termine. 




Salto con l'asta
di Paolo Sinacore
@bigshotpaul


Duplantis, il re dell’asta che sfida il “Mondo”
L’epoca dei Federer, Nadal e Djokovic, dei Bolt, dei Lebron, dei Messi e Ronaldo, è ben oltre l’inesorabile e onorevole crepuscolo per ragioni prettamente anagrafiche: c’è chi si è ritirato, chi si gode gli ultimi scampoli di carriera, e c’è chi lotta strenuamente contro i campioni del presente e del futuro, sapendo di dover molto presto lasciargli definitivamente il passo. 

&#60;img width="2000" height="1333" width_o="2000" height_o="1333" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/3704e831982e0e80cf93946c1d495301e579dfefec7bd68ecb425104658779d5/-Sona-MaleterovaRed-Bull-Content-Pool.jpg" data-mid="246102304" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/3704e831982e0e80cf93946c1d495301e579dfefec7bd68ecb425104658779d5/-Sona-MaleterovaRed-Bull-Content-Pool.jpg" /&#62;
Credits &#124; Sona Maleterova/Red Bull Content Pool

















In questo naturale cambio al vertice sbucano così i Sinner e gli Alcaraz, Pogacar o Yamal, ed è logico che in breve tempo i riflettori saranno tutti puntati su di loro. C’è però un essere umano (ed è bene specificarlo, perché a volte potrebbe venirci qualche dubbio) che sta monopolizzando una disciplina a tal punto che dal 2019, in ogni gara a cui è stato presente, gli avversari hanno potuto lottare soltanto per il 2° posto. La parabola di “Mondo” Duplantis è già leggenda ora, anche se l’astista svedese ha da poco compiuto soltanto 26 anni.
E proprio di parabola dobbiamo parlare, visto che sono esattamente quelle che disegna con l’asta a oltre 6.30 metri di altezza a renderlo il vero campione dell’atletica contemporanea. Senza nulla togliere al fascino intramontabile di alcune discipline, soprattutto quelle della velocità, è indubbio che il salto con l’asta sia diventato il vero evento da copertina a ogni manifestazione. L’unica sfida che vedrete, a parte quella per i due gradini più bassi del podio, è quella tra Duplantis e sé stesso; eppure basta e avanza per generare uno spettacolo al momento senza pari sulle piste d’atletica e non solo. Appena pochi giorni fa lo svedese nato negli USA ha superato il record del mondo (a quota 6.31 metri) nella sua Svezia, ad Uppsala, in un meeting dell’Indoor World Tour che porta addirittura il suo nome (Mondo Classic). 
Ma quello che potrebbe giustamente sembrare il traguardo di una vita, non è altro che l’ennesimo tassello, l’ennesimo centimetro che si aggiunge a una carriera fuori dal comune. Si tratta infatti del 15° Record del Mondo consecutivo dal febbraio del 2020, tutti compiuti migliorando di un singolo centimetro alla volta la misura. &#60;img width="2000" height="1333" width_o="2000" height_o="1333" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/6faad378309279e93af10e340b312f7bc2510a61ffe24322dd70af3fb53dd1a8/-Predrag-VuckovicRed-Bull-Content-Pool.jpg" data-mid="246102305" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/6faad378309279e93af10e340b312f7bc2510a61ffe24322dd70af3fb53dd1a8/-Predrag-VuckovicRed-Bull-Content-Pool.jpg" /&#62;Credits &#124; Predrag Vučković/Red Bull Content Pool
Che sia anche un modo per racimolare un “gruzzolo” più ampio è indiscutibile, ma che questo possa in qualche modo sminuire la straordinarietà di queste imprese non è assolutamente in discussione. Per farvi capire l’unicità di quanto fatto da Duplantis, basta pensare che nel periodo in cui lui ha cominciato a battere record su record, l’unico a superare la misura del precedente primato (il 6.16m del 2014 di Renaud Lavillenie) è stato Emmanouil Karalis grazie al 6.17m ottenuto il 28 febbraio scorso ai Campionati Indoor greci. 
La facilità con cui sta riscrivendo il libro dei record, per quanto assurda, non è di certo un unicum per questo sport. Il mito di Sergej Bubka ha riecheggiato per almeno un paio di decenni, nei quali nessuno (dal 1994 al 2014) è riuscito a superare quota 6.14m. Il dominio a cavallo tra anni ’80 e ’90 ha letteralmente portato il salto con l’asta a livelli impensabili sino a quel momento: un filotto di 17 primati, non consecutivi solo perché il francese Vigneron, in un epico Golden Gala a Roma nel 1984, superò il record di Bubka a 5.91m, prima di vedersi nuovamente superato pochi minuti dopo dall’ucraino (allora russo) a quota 5.94m. 
Uno status di intoccabile guadagnato sul campo, e che non sembrava poter essere replicabile. Ma con Armand Gustav Duplantis, detto Mondo ancora giovane e affamato di vittorie, esiste il grosso rischio che tutti i numeri relativi a Bubka, per quanto straordinari, verranno aggiornati sugli almanacchi. Questo di Uppsala, dopo i 4 nel 2025, è soltanto il primo record di Duplantis nel 2026: i mondiali indoor in Polonia sono alle porte, e in estate lo attendiamo tutti agli Europei di Birmingham. Ogni occasione è buona per vederlo volare sempre più in alto, mentre riscrive la storia del salto con l’asta, centimetro dopo centimetro. &#38;nbsp;

&#60;img width="2000" height="1333" width_o="2000" height_o="1333" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/ca029f54587bd7dac55eb9c905e62d641cf31da9d99997bdb111c49024e9e9b5/-Sona-MaleterovaRed-Bull-Content-Pool2.jpg" data-mid="246102306" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/ca029f54587bd7dac55eb9c905e62d641cf31da9d99997bdb111c49024e9e9b5/-Sona-MaleterovaRed-Bull-Content-Pool2.jpg" /&#62;
Credits &#124; Sona Maleterova/Red Bull Content Pool


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	<item>
		<title>Alessandra Lanciotti, trapezista e direttrice di Battiti</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Alessandra-Lanciotti-trapezista-e-direttrice-di-Battiti</link>

		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 17:32:05 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

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		<description>Abbiamo incontrato Alessandra Lanciotti, trapezista con&#38;nbsp;esperienza ventennale e oggi Direttrice Artistica di Battiti, la Rassegna Internazionale di Circoteatro in scena al Teatro Furio Camillo dal 7 al 30 novembre.

Circoteatro
di Simone Colongo
@sim_uan


Alessandra Lanciotti, trapezista e direttrice di BattitiDalla ginnastica artistica alla danza, dal teatro al trapezio: quella di Alessandra Lanciotti è una storia fatta di slanci, volteggi e acrobazie. Diplomata all’Accademia Internazionale di Teatro e laureata in Lettere Moderne, indirizzo Discipline dello Spettacolo, alla Sapienza, ha attraversato le arti performative come attrice, acrobata, danzatrice e trapezista, studiando con maestri internazionali e portando il linguaggio del circo a dialogare con quello teatrale. Nel 2000 fonda la compagnia Materiaviva Performance, nel 2012 diventa co-direttrice del Teatro Furio Camillo e, dal 2013, guida come Direttrice Artistica “Battiti”, Festival Internazionale di Circoteatro. Da sempre in bilico tra aria e palco, Lanciotti continua a cercare nuove forme di movimento e di narrazione, dove la leggerezza diventa un modo per stare al mondo. Ci ha raccontato l’edizione 2025 della Rassegna.








&#60;img width="1080" height="718" width_o="1080" height_o="718" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/1a1a0ed9d0e783802005aa6740ca12f55c0190bb92f1f2a202327cdcb46c7fb6/lanciotti3.jpg" data-mid="240234703" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/1a1a0ed9d0e783802005aa6740ca12f55c0190bb92f1f2a202327cdcb46c7fb6/lanciotti3.jpg" /&#62;

La Rassegna Battiti è sempre stata un punto di riferimento per gli appassionati di circo e arti performative aeree. Cosa dobbiamo aspettarci di diverso per l’edizione 2025 rispetto agli anni precedenti? Quali novità avete introdotto?




Quest’anno abbiamo ampliato l’offerta artistica, puntando ancora di più sulla multidisciplinarietà. Abbiamo accolto spettacoli che si intrecciano al loro interno, creando un dialogo più ricco tra le diverse forme di espressione performativa.



&#38;nbsp;
Quest’anno Battiti ha un programma ricco e variegato. Potete darci un’anteprima delle performance e dei talenti che saranno protagonisti sul palco del Teatro Furio Camillo? C’è qualche nome o spettacolo che rappresenta un'evoluzione nel panorama dell’acrobatica aerea?



 Lo spettacolo di chiusura della rassegna, Équilibrée, rappresenta proprio questa evoluzione. È un work in progress di un’artista italiana attiva in Francia, che porta in scena una ricerca dell’equilibrio legato all’acrobatica aerea. È una giovane under 35 che ha vinto il bando BATTITI OFF, e il suo lavoro incarna perfettamente lo spirito di innovazione e sperimentazione del Festival.

La rassegna mette sempre molta enfasi sull’interazione tra corpo, spazio e movimento. Quali sono le sfide più grandi, per una Direttrice Artistica, nel creare una programmazione che mantenga questo equilibrio tra innovazione e tradizione?




La sfida principale è la selezione, data l’enorme quantità di proposte che arrivano ogni anno. La difficoltà non è solo artistica, ma anche tecnica: molti spettacoli di circo contemporaneo hanno esigenze sceniche molto specifiche, e occorre trovare il giusto equilibrio tra la visione artistica e le possibilità logistiche del Teatro Furio Camillo.




&#60;img width="1080" height="718" width_o="1080" height_o="718" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/6d84c55c6b0eb9f5ea43f36f70876a0aa01b45dd2d30d7761ebf070db984d2a1/lanciotti1.jpg" data-mid="240234660" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/6d84c55c6b0eb9f5ea43f36f70876a0aa01b45dd2d30d7761ebf070db984d2a1/lanciotti1.jpg" /&#62;

Battiti attira artisti da tutto il mondo, creando un melting pot di stili e tecniche diverse. Cosa rende, questo Festival unico nel suo genere in Italia e cosa offre in più rispetto ad altre rassegne simili?



 
Battiti si distingue per l’attenzione alle produzioni medio-piccole, spesso escluse dai circuiti più consolidati del circo contemporaneo. Offriamo uno spazio di visibilità e crescita a compagnie e artisti emergenti che portano proposte innovative ma che faticano a trovare luoghi adatti per presentarle.




In tempi recenti, il circo e le arti performative si stanno rinnovando, trovando un nuovo pubblico e nuove modalità di espressione. Qual è il ruolo di Battiti nel sostenere e far crescere questa scena artistica emergente, e cosa sperate che il pubblico porti via da questa esperienza?



 
BATTITI ha una grande facilità nel raggiungere un pubblico che non è di settore o che non è già sensibilizzato, perché è in dialogo con il quartiere, con le scuole del municipio. Ha relazioni durante tutto l’anno con altre realtà che non si occupano soltanto di circo. Raggiunge un pubblico assolutamente trasversale. Quello che speriamo che il pubblico si porti via da questa esperienza, è che riesca a capire che anche nella bellezza e nella leggerezza ci può essere contenuto.




Per quanto riguarda il Gala di Aerea del 29 novembre, come immaginate questa serata speciale? Ci sono delle performance che ci porteranno oltre i limiti classici dell’aerea, e come pensate che l’evento risponderà alle aspettative di chi cerca un’esperienza immersiva e adrenalinica?&#38;nbsp;
Per il Gala di Aerea del 29 novembre abbiamo selezionato delle performance che rappresentino le varie sfaccettature dell’acrobatica aerea, non soltanto per gli strumenti che vengono usati ma anche per le modalità di espressione, ci sarà una grossa contaminazione con la danza contemporanea, con il teatro e con altre discipline, oltre alla musica dal vivo, per sorprendere il pubblico... anche quello più esigente!




&#60;img width="1080" height="748" width_o="1080" height_o="748" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/5a8857da03c96b4f660f192e91405c1461c408ec98d8ccb26add125b2c617b2a/lanciotti2.jpg" data-mid="240234661" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/5a8857da03c96b4f660f192e91405c1461c408ec98d8ccb26add125b2c617b2a/lanciotti2.jpg" /&#62;&#38;nbsp;
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	<item>
		<title>La punizione impossibile di Roberto Carlos</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/La-punizione-impossibile-di-Roberto-Carlos</link>

		<pubDate>Mon, 12 May 2025 16:21:27 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

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		<description>Nel panorama del calcio mondiale, pochi gesti tecnici hanno lasciato un'impronta tanto indelebile quanto la leggendaria punizione di Roberto Carlos contro la Francia nel 1997.

Calcio
di Redazione
@redazione.ots


La punizione impossibile di Roberto Carlos&#38;nbsp;
Era il 3 giugno 1997, quando il terzino brasiliano si apprestò a calciare un pallone che, pochi istanti dopo, avrebbe sfidato le leggi della fisica e scolpito il suo nome nell'immaginario collettivo degli appassionati di calcio.
&#60;img width="1200" height="800" width_o="1200" height_o="800" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/6156550b44b3cab2effc21b8650e64a7ff3ba9607d868153969e674d09411486/image.jpg" data-mid="233097688" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/6156550b44b3cab2effc21b8650e64a7ff3ba9607d868153969e674d09411486/image.jpg" /&#62;
Credits &#124; Getty Images






La scena è iconica: il Brasile ha un calcio di punizione da una distanza di circa 35 metri, sul lato destro dell'attacco. Un’angolazione che, secondo la logica comune, non offre particolari opportunità di successo diretto in porta. Eppure, Roberto Carlos si avvicina al pallone con quella sua tipica rincorsa laterale, lunga e studiata, quasi fosse un rituale. Al momento del contatto, la sua gamba sinistra colpisce con una potenza tale da far fischiare l’aria intorno. La palla, invece di seguire una traiettoria lineare, si trasforma in un vero e proprio proiettile curvo che aggira la barriera francese e, dopo una parabola impressionante, si infila all'angolino basso alla destra del portiere Fabien Barthez, incredulo spettatore di un capolavoro inaspettato.


Il gol suscitò immediatamente lo stupore e l'incredulità di tutti: dai commentatori agli spettatori sugli spalti, fino agli avversari in campo. I calcoli successivi degli esperti e degli scienziati confermarono che il tiro di Roberto Carlos non era solo una prodezza calcistica, ma anche un fenomeno scientifico. La combinazione tra la forza esplosiva, l’effetto impresso e la traiettoria insolita sfidava le classiche regole della dinamica del pallone, tanto da far parlare di un vero e proprio gol impossibile.


Roberto Carlos, con quel sinistro potentissimo, aveva applicato alla perfezione l'effetto Magnus, un principio della fisica che descrive la deviazione di una sfera in movimento con rotazione. La palla, calciata con una forza brutale e uno spin estremo, cambiò improvvisamente direzione a metà volo, curvando nettamente verso l'interno. Una traiettoria che sembrava destinata a spegnersi lontana dai pali, finì invece la sua corsa alle spalle di Barthez, lasciando tutti a bocca aperta.


Quel gol rappresentò non solo uno dei momenti più memorabili nella carriera di Roberto Carlos, ma anche uno dei simboli del calcio spettacolare degli anni '90, un'era in cui i colpi di genio individuale spesso facevano la differenza. La punizione contro la Francia è oggi ricordata come uno degli esempi più brillanti di come il talento, combinato con la tecnica e un pizzico di follia, possa produrre qualcosa di unico e irripetibile.


La punizione impossibile di Roberto Carlos continua a essere oggetto di analisi e ammirazione anche a distanza di decenni. È un ricordo vivido per chi l’ha vissuto in diretta e una scoperta affascinante per le nuove generazioni che, attraverso i video, possono rivivere quella magia. Non è solo un gol: è un'opera d'arte, un evento che trascende il tempo e che ha fissato un nuovo standard per ciò che è possibile, o meglio, impossibile, su un campo di calcio.

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Credits &#124; Getty Images


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		<title>La maestria alpina dello slittino su pista naturale</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/La-maestria-alpina-dello-slittino-su-pista-naturale</link>

		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 07:07:55 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

		<guid isPermaLink="true">https://offtopicsport.com/La-maestria-alpina-dello-slittino-su-pista-naturale</guid>

		<description>Meno noto delle competizioni su pista artificiale, questo sport affonda le sue radici nella cultura alpina, trasformando un semplice mezzo di trasporto in una sfida mozzafiato.

Slittino
di Redazione
@redazione.ots


La maestria alpina dello&#38;nbsp;slittino su pista naturale&#38;nbsp;
Quando si pensa agli sport invernali, sci e snowboard dominano l’immaginario collettivo. Ma tra le montagne del Nord Italia e del Tirolo, esiste una disciplina che unisce tradizione, adrenalina e artigianalità: lo slittino su pista naturale.
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Credits &#124; FISI






Lo slittino nasce come mezzo pratico per trasportare legna e merci tra i villaggi montani durante l’inverno. Nel XIX secolo, la pratica si evolve in forma ludica: gare improvvisate su sentieri innevati diventano un modo per sfidare amici e vicini. La vera svolta arriva negli anni '60, quando si decide di regolamentare la disciplina e fondare competizioni ufficiali. Italia, Alto Adige e Trentino diventano così culle di questo sport. Al giorno d’oggi, è il Tirolo a spiccare per la qualità delle sue piste naturali, spesso ricavate lungo percorsi boschivi.

A differenza delle piste artificiali, caratterizzate da curve paraboliche e ghiaccio compatto, le piste naturali sfruttano il terreno montano: curve strette, salite e discese si susseguono in un contesto che richiede tecnica sopraffina e spirito d’adattamento. Ogni percorso è unico, influenzato dalle condizioni climatiche e dalla morfologia del luogo.

Condurre uno slittino su pista naturale non è semplice: l’atleta, sdraiato o seduto, controlla il mezzo con piccoli movimenti delle gambe, usando i piedi per frenare o correggere la traiettoria. Serve una miscela di forza fisica, precisione e istinto.

Tra i protagonisti contemporanei dello slittino su pista naturale spiccano figure come Patrick Pigneter, altoatesino che ha dominato la scena internazionale con numerosi titoli mondiali, e Evelin Lanthaler, campionessa che ha portato il Sud Tirolo ai vertici di questa disciplina.

Nonostante il suo status di nicchia, lo slittino su pista naturale sta vivendo un rinnovato interesse. In molte località alpine è possibile cimentarsi in discese amatoriali, perfette per chi vuole provare il brivido senza affrontare i rischi di una gara. E per i più curiosi, eventi come la Coppa del Mondo, offrono spettacoli avvincenti, con atleti che sfrecciano a velocità impressionanti tra curve e rettilinei.

Lo slittino su pista naturale non è solo uno sport, ma una finestra su un passato in cui l’inverno era vissuto con creatività e ingegno. Ogni gara è un tributo a quella cultura montana che ha saputo trasformare necessità in competizione e passione. E, forse, è proprio questa sua anima autentica a renderlo così affascinante: un mix di tradizione e adrenalina che continua a conquistare le Alpi e il cuore di chi lo scopre.

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Credits &#124; FISI


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		<title>Un tuffo nel futuro con Matteo Santoro</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Un-tuffo-nel-futuro-con-Matteo-Santoro</link>

		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 21:14:57 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

		<guid isPermaLink="true">https://offtopicsport.com/Un-tuffo-nel-futuro-con-Matteo-Santoro</guid>

		<description>Tra le giovani promesse più in vista dello sport tricolore, Matteo Santoro è sicuramente una delle punte di diamante. Questo perché non si tratta di una semplice speranza per il futuro, ma di una certezza già assodata e consolidata nel presente.&#38;nbsp;

Tuffi


di Paolo Sinacore
@bigshotpaul




Un tuffo nel futuro con Matteo SantoroIl talento di Matteo Santoro non è di certo cosa comune nel mondo dei tuffi. A dirla tutta, non è comune a prescindere dallo sport di riferimento. A colpire è soprattutto la sconvolgente precocità con la quale il 18enne romano si sta imponendo a livello internazionale. Primo trionfo europeo a 14 anni, prima medaglia mondiale a meno di 16: un ruolino di marcia impressionante che gli sta permettendo di frantumare record nazionali di una scuola storica come quella nostrana. Si aspettava però da un pò di tempo, soprattutto in ambito maschile, un nome che potesse ricordare anche solo vagamente i fasti dei tempi d’oro; un ragazzo che potesse almeno provare a seguire le orme dei grandissimi di questo sport, dei Dibiasi e dei Cagnotto. E se Matteo, appena maggiorenne, può già vantare cinque&#38;nbsp;medaglie europee e tre mondiali a livello Senior nel suo palmares, la strada intrapresa sembra veramente essere quella giusta. Per tuffarsi non solo in acqua, ma anche e soprattutto nel futuro.
&#60;img width="1000" height="580" width_o="1000" height_o="580" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/93fa30d04ef74b1905dbf1cc803287a59a04bb04f3c56262fb8de137c5c490df/Santoro.jpg" data-mid="220302778" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/93fa30d04ef74b1905dbf1cc803287a59a04bb04f3c56262fb8de137c5c490df/Santoro.jpg" /&#62;
Credits &#124; CONI

Come ti sei avvicinato al mondo dei tuffi e quando hai capito che sarebbe diventata la tua passione?

Ho iniziato a fare tuffi all’età di 4 anni e ho sempre praticato questo sport. Ho seguito mia sorella che già lo praticava da un anno, mi sono subito innamorato e da lì non ho più smesso.
I tuffi richiedono grande concentrazione e controllo del corpo. Quali tecniche utilizzi per mantenere la calma prima del salto?
I tuffi sono uno sport molto mentale oltre che fisico, non ho una tecnica specifica che mi aiuta ma uso tanto la respirazione e mi chiudo in una bolla senza sentire niente e nessuno.









C’è un tuffatore o un atleta in generale a cui ti ispiri e che consideri un modello?
Sicuramente Tania Cagnotto é tra i miei idoli, come tutti i tuffatori italiani… un altro tuffatore é Jack Laugher, trampolinista inglese che ammiro tantissimo.Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera finora? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Per fortuna ho vissuto tantissimi momenti emozionanti nella mia carriera fino ad ora, e sicuramente uno tra i più importanti é la medaglia del mondiale di Doha 2024: la mia famiglia era lì a guardare la gara e tifarmi, e questo mi ha emozionato molto. Un altro momento da ricordare é quando ho vinto la medaglia d’oro agli europei giovanili nel 2024, i miei ultimi a livello giovanile… non sono uno che piange in pubblico, ma sul podio in quel momento sono scoppiato in lacrime.

Come riesci a bilanciare la vita da atleta con la tua vita privata? Raccontaci i tuoi hobby al di fuori della vasca.Per me è molto importante avere distrazioni al di fuori dello sport, per liberare la mente e vivere più sereni. A oggi frequento il liceo scientifico sportivo quindi oltre ad allenarmi studio molto; un’altra distrazione molto importante per me é la musica, ne ascolto tantissima e mi fa sentire molto bene; infine aggiungo che ho molti amici fuori dal contesto sportivo, per questo non penso sempre e solo allo sport ma ho impegni e amici all’esterno.




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		<title>Jackson Irvine, il capitano ribelle</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Jackson-Irvine-il-capitano-ribelle</link>

		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 17:30:25 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

		<guid isPermaLink="true">https://offtopicsport.com/Jackson-Irvine-il-capitano-ribelle</guid>

		<description>Nel cuore di Amburgo, tra i graffiti e le bandiere rivoluzionarie del “quartiere dei pirati”, c’è una squadra che rappresenta più di un semplice club di calcio.

Calcio
di Redazione
@redazione.ots


Jackson Irvine, il capitano ribelle
Arrivato nel 2021, ha conquistato rapidamente il cuore dei tifosi con il suo carisma, il look inconfondibile e un impegno costante dentro e fuori dal campo. Con i suoi lunghi capelli, i tatuaggi e un’attitudine da rocker, il centrocampista australiano è diventato il leader naturale di una squadra che gioca con passione e determinazione, rispecchiando i valori progressisti della società che rappresenta.
&#60;img width="2560" height="2277" width_o="2560" height_o="2277" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/1a0281b641cfcd05860abe8ebb1a431cf4a7de8d7cc8403b2e510b0e6b50a468/witters.jpg" data-mid="218317900" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/1a0281b641cfcd05860abe8ebb1a431cf4a7de8d7cc8403b2e510b0e6b50a468/witters.jpg" /&#62;
Credits &#124; Witters





Il Fußball-Club St. Pauli von 1910 è un simbolo di inclusività, resistenza e controcultura. 

A guidare questa compagine c’è Jackson Irvine, un calciatore dall'anima irriverente e combattiva,&#38;nbsp;determinante per compagni e tifosi, sin dal suo arrivo nel 2021. 

Nominato Capitano nella stagione 2022-2023, ha guidato la squadra con grinta e leadership, diventando un punto di riferimento in campo e fuori. Il centrocampista aussie ha offerto prestazioni costanti, contribuendo con gol e assist, ma soprattutto con la sua capacità di recuperare palloni e guidare il pressing.

Il St. Pauli è noto per il suo forte impegno sociale. Il club di Amburgo promuove attivamente l'inclusione, l'uguaglianza e i diritti umani, lottando contro razzismo, sessismo e omofobia. Organizza eventi per sensibilizzare su temi sociali e sostiene progetti di beneficenza, incarnando valori riformisti dentro e fuori dal campo.
 
Con Irvine al timone, la compagine bianco-marrone continua a scrivere la sua storia unica nel panorama calcistico mondiale. Nella stagione 2023-2024, ha raggiunto finalmente la tanto attesa promozione in Bundesliga. Grazie alla sua solidità difensiva e alla capacità di impostare il gioco, Irvine ha giocato un ruolo cruciale nel piazzamento ai vertici della 2. Bundesliga. La sua esperienza internazionale e la determinazione sono stati fondamentali per il successo del Club.

Il Sankt Pauli non è solo calcio: è un movimento sociale che lotta per i diritti umani, contro il razzismo e l’omofobia. Irvine è un ambasciatore perfetto di questi ideali, portando avanti battaglie che vanno oltre i 90 minuti di gioco. La sua leadership carismatica e la sua personalità unica sono lo specchio di un club che ha fatto della diversità e della lotta contro le ingiustizie la propria bandiera.

Non è un caso che il club abbia uno degli stadi più sostenibili d'Europa, il Millerntor-Stadion, alimentato da energia rinnovabile e decorato con opere di artisti locali. I tifosi, noti per il loro spirito ribelle e le iniziative di solidarietà, fanno registrare sold-out a ogni partita, confermando il profondo legame con la squadra. Tra calcio, cultura e impegno sociale, il St. Pauli e Irvine dimostrano che un club può essere molto più di una semplice squadra sportiva: può diventare un simbolo di speranza e cambiamento. Il calcio qui è più di uno sport, è un mezzo per cambiare il mondo. 


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	<item>
		<title>Alberto Razzetti, a Parigi per stupire</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Alberto-Razzetti-a-Parigi-per-stupire</link>

		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 16:44:56 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

		<guid isPermaLink="true">https://offtopicsport.com/Alberto-Razzetti-a-Parigi-per-stupire</guid>

		<description>Il nuoto italiano in vasca vive anni d’oro, a livelli probabilmente mai raggiunti in passato. Tra gli innumerevoli talenti che si presenteranno a Parigi con speranze di medaglie c’è anche Alberto Razzetti. Il mistista italiano sarà anche assoluto protagonista nei 200 delfino: un campione che ha fatto della polivalenza la sua forza.

Nuoto


di Paolo Sinacore
@bigshotpaul




Alberto Razzetti, a Parigi per stupire
Il panorama natatorio italiano è pronto a fare scalpore alle prossime Olimpiadi. Tanti gli uomini e le donne che lotteranno per confermare l’egemonia a livello europeo in vasca, con l’obiettivo di migliorare il già eccellente bottino d’inizio anno a Doha. Nell’appuntamento mondiale tenutosi in Qatar gli azzurri hanno raccolto ben 19 medaglie, quarto bottino in generale, nonché il migliore tra tutte le nazionali europee. Uno dei nomi di punta non potrà che essere il 25enne ligure Alberto Razzetti, arrivato probabilmente a un livello di maturità e consapevolezza mai raggiunto prima. Dopo i fuochi d’artificio dell’Europeo 2022 di Roma, in cui è arrivato a un decimo di secondo (nei 200) dalla storica doppietta 200/400 misti, si è definitivamente consacrato a livello mondiale in quel di Doha. Al terzo gradino del podio nei 200 misti, risultato che mancava per un italiano dal 2003 con Rosolino, Alberto ha aggiunto un impressionante argento nei 200 delfino. Con i riflettori puntati addosso, Razzetti non teme comunque il peso delle ovvie aspettative attorno al suo nome: dopo una prima Olimpiade a Tokyo vissuta da giovane promessa, l’obiettivo dichiarato per Parigi è quello di essere protagonista.
&#60;img width="5247" height="3150" width_o="5247" height_o="3150" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/c58992d6ae35dac16c677c6e735968707c8390be211ba0c27b30b01e45b8e457/FOTO1BIS_GS_220713_Alberto_Razzetti_0372.jpg" data-mid="214430933" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/c58992d6ae35dac16c677c6e735968707c8390be211ba0c27b30b01e45b8e457/FOTO1BIS_GS_220713_Alberto_Razzetti_0372.jpg" /&#62;
Credits &#124; Gabriele Seghizzi

Sulle orme di Massimiliano Rosolino, ultima medaglia mondiale nei 200
misti prima del tuo bronzo in Qatar nello scorso febbraio: chi è stato il
campione che durante il tuo percorso giovanile consideravi un punto di
riferimento?

Sicuramente è stato bello riportare in
Italia un titolo così prestigioso dopo Rosolino. Non ho mai avuto un idolo a
cui facevo riferimento, ma sin da piccolo mi faceva piacere vedere Olimpiadi e
Mondiali con tutti i grandi campioni in gara, e magari trarre ispirazione da quello. Se
dovessi fare un nome in particolare, Ryan Lochte è quello che mi è sempre
piaciuto un po’ più degli altri.



Come ti sei avvicinato al nuoto? Quando hai capito che i misti sarebbero
diventati la tua specialità?

Il nuoto ha sempre fatto parte della mia
vita. Ho iniziato sin da bambino nelle scuole nuoto, e da lì non ho mai smesso,
l’ho sempre trovato appassionante. Sin dalla categoria esordienti, delfino e
misti sono state la mia specialità: non sapevo ancora che mi avrebbero portato
così lontano, ma ho capito da subito che quella poteva essere la mia strada.



&#60;img width="5171" height="3690" width_o="5171" height_o="3690" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/9f0ae647bf9231fc0d79cf6c29d4691163873911d46a5fe713885ebd67b57ba3/FOTO2_GS_220713_Alberto_Razzetti_0227.jpg" data-mid="214317913" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/9f0ae647bf9231fc0d79cf6c29d4691163873911d46a5fe713885ebd67b57ba3/FOTO2_GS_220713_Alberto_Razzetti_0227.jpg" /&#62;Credits &#124; 

Gabriele Seghizzi





Il delfino è il tuo stile principe, fai parte della 4x200 stile azzurra
in vasca corta, e a Doha hai fatto una frazione a rana straordinaria per
prenderti il bronzo nei 200 misti. C'è però uno stile o un aspetto tecnico in
cui senti di avere ancora margini di miglioramento?

Da buon mistista è molto importante
essere solidi in tutte le frazioni. Chiaramente, come chiunque in questa
disciplina, abbiamo tutti un punto forte e uno debole; la bravura sta nel far
sì che il divario fra i vari stili non sia così ampio. Il delfino è il mio
preferito, anche se essendo in prima frazione è quello che conta un po’ di
meno. L’unico stile in cui invece ho sempre avuto un po’ di difficoltà è il dorso:
preso singolarmente è un dorso di buon livello, ma nella gestione dei misti
(soprattutto 400) è impossibile spingere al 100% ogni metro; tutto sta nel
cercare di farlo quadrare sempre meglio assieme agli altri stili.



Come vivi il rapporto con gli altri grandi atleti della Nazionale,
oramai personaggi mediaticamente sempre più in vista a seguito dei vostri
grandi risultati? C'è più invidia, rispetto, o una sana competizione?

Il rapporto è molto buono con tutti gli
altri membri della nazionale, siamo un bel gruppo. Tra di noi non ci
comportiamo come “personaggi”; siamo amici, ragazzi che fanno tutti la stessa
cosa. Non c’è invidia, ma sana competizione e rispetto ci sono sicuramente. Il
fatto che la nazionale sia sempre più forte, vedendo i tuoi compagni che fanno
dei bei risultati, è uno stimolo per fare meglio e alzare sempre più il
livello.


&#60;img width="7731" height="5157" width_o="7731" height_o="5157" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/2d65a8037ab049bd3c28457e2a7a05cf60a18463f621bf25a18d34cae2f61e0b/GS_220713_Alberto_Razzetti_THUMBNAIL.jpg" data-mid="214315888" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/2d65a8037ab049bd3c28457e2a7a05cf60a18463f621bf25a18d34cae2f61e0b/GS_220713_Alberto_Razzetti_THUMBNAIL.jpg" /&#62;


Credits &#124; 

Gabriele Seghizzi





Le aspettative rispetto a 3 anni fa, quando partecipasti appena 22enne
alle tue prime Olimpiadi, sono ovviamente differenti. Riesci a convivere con
queste crescenti pressioni, o il peso specifico dei Giochi Olimpici resta
differente da quello di ogni altra manifestazione?

I Giochi Olimpici hanno un peso specifico
differente, è inutile nascondersi. Sono la competizione più importante, a cui
ogni sportivo spera di poter partecipare. La situazione è un po’ diversa
rispetto a Tokyo: ero più giovane, alla prima esperienza di quel tipo, e
chiaramente quest’anno arrivo più preparato su cosa posso aspettarmi. Alla fine
la pressione me la sono messa addosso da solo anche 3 anni fa: sapevo di aver
realizzato un grande sogno, ma una volta arrivato là volevo continuare a sognare
in grande provando a fare il meglio possibile. Cercherò di fare la stessa cosa
a Parigi, per migliorare i miei tempi e di conseguenza per fare buoni
risultati.



Rimane del tempo libero al di fuori dell'allenamento? Quali sono le
passioni che più ti accompagnano nella vita oltre al nuoto?

Chiaramente il nuoto occupa una fetta
importante della giornata, con 2 allenamenti al giorno da 2 ore ciascuno, oltre
a 3 allenamenti settimanali in palestra. Devo dire però che nei weekend solitamente
siamo liberi, e nella squadra dove mi alleno ci sono dei ragazzi con cui sono
molto amico anche al di fuori della piscina. Bisogna essere bravi a saper fare
dei sacrifici, ma anche a staccare di tanto in tanto e fare quello che fanno
tutti i ragazzi della nostra età.
&#38;nbsp;
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	</item>
		
		
	<item>
		<title>Sarah Fahr, un destino da vincente</title>
				
		<link>https://offtopicsport.com/Sarah-Fahr-un-destino-da-vincente</link>

		<pubDate>Wed, 15 May 2024 22:06:07 +0000</pubDate>

		<dc:creator>Off Topic Sport</dc:creator>

		<guid isPermaLink="true">https://offtopicsport.com/Sarah-Fahr-un-destino-da-vincente</guid>

		<description>La stellina azzurra, dopo due stagioni passate suo malgrado in infermeria,

ha finalmente brillato nelle file dell’Imoco Campione d’Italia e d’Europa. Sarah Fahr è una delle centrali più in vista del nostro campionato, e le occasioni per mettersi in mostra non finiscono di certo qui: ad attenderla, un’estate di fuoco con la nazionale italiana.

Volley
di Simone Colongo
@sim_uan


Sarah Fahr, un destino da vincenteNel doppio trionfo dell’Imoco Volley, che in pochi giorni si è portata a casa il settimo titolo nazionale e la seconda Champions League della sua storia, sono tante le punte di diamante di assoluto livello. Dalle americane Plummer e Robinson, passando per la capitana Wolosz, fino ad arrivare a una leggenda come Moki De Gennaro. Inoltre, questa stagione ha finalmente avuto protagonista anche una delle giovani più talentuose a livello nazionale, futuro (ma anche presente) perno dell’Italia, di rientro da un gravissimo doppio infortunio. Sarah Fahr è riuscita nella non facile impresa di mettersi alle spalle queste vicissitudini, ritagliandosi un ruolo fondamentale nel corso dell’anno assieme a Lubian e Squarcini, sue compagne di reparto. Le tre centrali di Conegliano formano un trio apparentemente acerbo (22 anni per Sarah, 23 per le altre), ma in pratica già pronto a dare un contributo sui palcoscenici più importanti. L’obiettivo di Sarah è appunto quello di guadagnarsi l’accesso sul palco più luminoso di tutti, quello delle Olimpiadi. Quale miglior preparazione al grande evento che un’annata col club più forte d’Europa passata a competere per i traguardi più prestigiosi?
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Credits &#124; Flavio Pavanello





A soli 22 anni sei ormai considerata la Centrale di riferimento dell’Imoco Volley, stabilmente nel
giro della Nazionale Italiana. Com’è nata la tua passione per la pallavolo? Qual è stata la tua
formazione giovanile?

La pallavolo in realtà per me non è stata amore a prima vista, anzi. Prima di dedicarmi a lei ero
innamorata persa della ginnastica artistica, era semplicemente l’unico sport che mi appassionava
veramente. Il problema della mia altezza però influenzava un po’ i miglioramenti in palestra e i risultati
nelle competizioni, ed essendo molto competitiva già da piccola questa cosa non mi andava giù. Decisi
così di provare la pallavolo sotto il consiglio di mia mamma. Mi misero nel Mini Volley e io non mi
divertivo per niente.. spesso dimenticavo anche le scarpe e facevo gli esercizi scalza. Tornai alla
ginnastica ma i problemi erano sempre gli stessi. Dopo qualche anno però, la mia migliore amica di quei
tempi mi convinse a riprovare con il volley. Fu così che feci il mio primo vero allenamento di pallavolo
con l’Under 12 e mi innamorai perdutamente di questo sport.

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Neo Campionessa d’Italia, da poco Campionessa d’Europa, un cammino in ascesa colmo di
trofei vinti, senza dimenticare la Supercoppa e la Coppa Italia, anno dopo anno, con una costanza
mostruosa. Dove vuoi arrivare? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Hai mai temuto che tu possa
in qualche modo abituarti alla vittoria?

Beh, diciamo che la costanza negli ultimi anni non è stata proprio il mio forte. A causa dei due infortuni
al legamento crociato del ginocchio destro, ho perso molto tempo e alla mia età (22 anni) 2 anni senza
giocare fanno una grandissima differenza.
Sono contenta adesso di aver recuperato completamente e di aver raggiunto un equilibrio che mi ha
portato a tornare in campo senza stop. Posso finalmente godermi ogni singolo allenamento e ogni
singola partita e concentrarmi solo ed esclusivamente alla mia crescita tecnica.
È vero, questa stagione è stata ricca di soddisfazioni, ed è stato meraviglioso condividere questo
percorso con delle compagne di squadra così. Ogni vittoria e ogni conquista avevano il loro sapore
speciale e vi assicuro che non ci si abitua mai... anzi, si diventa sempre più famelici, ed è questo il
segreto del successo all’Imoco.
Per quanto riguarda i miei prossimi obbiettivi direi che sono chiari: guadagnarmi un posto in nazionale,
successivamente guadagnare la partecipazione a Parigi, e inifne realizzare il sogno di qualsiasi sportivo, portando a casa una medaglia olimpica! 





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Credits &#124; Flavio Pavanello



Seppur ancora giovanissima, sei già tra le migliori centrali del Campionato per pericolosità al
servizio e abilità a muro. La tua efficacia in attacco è ancora più sbalorditiva, visto che hai chiuso
una stagione lunga 33 partite con il 57.9% di perfezione in attacco (la migliore fra le pari ruolo).
Qual è invece il punto debole su cui ritieni tu debba lavorare maggiormente?

Intanto vi ringrazio per i complimenti. Come avete detto voi i miei punti di forza sono in primis il muro e
poi successivamente l’attacco. In quest’ultimo fondamentale però devo migliorare molto la fast che
purtroppo non ho mai giocato più di tanto è quindi con gli anni non è mai cresciuta di livello. Poi
sicuramente devo fare un grande lavoro di miglioramento in difesa (faccio ancora un po’ fatica a
buttarmi sul ginocchio operato) e in battuta.
Non si smette mai di imparare e migliorare!

&#60;img width="2048" height="1365" width_o="2048" height_o="1365" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/f0d5b66408eba5e195bdb27c782764bbbbf3aae9564bf7d32df2a0035724aac8/IMG_2132.jpeg" data-mid="211145610" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/f0d5b66408eba5e195bdb27c782764bbbbf3aae9564bf7d32df2a0035724aac8/IMG_2132.jpeg" /&#62;Credits &#124; Flavio Pavanello


Sei un grande esempio di caparbietà e dedizione, nella vita come nello sport. La tua carriera è
stata segnata da due brutti infortuni, praticamente consecutivi. Una forte componente
psicologica ti ha permesso di rientrare in campo più forte di prima, andando a vincere con la
Imoco Volley ogni trofeo che poteva essere vinto. Come gestisci queste continue sfide ai massimi
livelli? Qual è la tua routine pre-gara in queste situazioni di alto livello?


Più sfide di alto livello si giocano, più ci si abitua alla tensione e alle emozioni che esse portano con sé.
In questi anni ho avuto l’occasione di conoscermi sempre meglio e ho trovato la routine perfetta per me
prima di ogni partita. La routine prevede di NON PENSARE ALLA PARTITA! Questo perché ho capito che
rendo al meglio quando la partita viene verso di me e non quando io vado verso la partita... non so se mi
sono spiegata! Cerco semplicemente di godermi il momento e penso a divertirmi, e tutto il resto di solito
viene da sè!


&#60;img width="2048" height="1366" width_o="2048" height_o="1366" data-src="https://freight.cargo.site/t/original/i/95ea8c229e700e4da0293a09fc652f65e11ba84e395350bd138b325c43208fa1/IMG_1916.jpeg" data-mid="211145607" border="0"  src="https://freight.cargo.site/w/1000/i/95ea8c229e700e4da0293a09fc652f65e11ba84e395350bd138b325c43208fa1/IMG_1916.jpeg" /&#62;Credits &#124; Flavio Pavanello

Raccontaci le tue passioni extrapallavolistiche. Chi è Sarah fuori dal rettangolo di gioco?

Sarah fuori dal rettangolo di gioco è una ragazza solare che ama la vita è vuole godersela appieno. Cerco
sempre nei momenti liberi di scoprire posti nuovi e di stare a contatto con la natura... mi da un senso di
pace e tranquillità!
Mi piace molto leggere, fare dolci, dedicarmi al pianoforte; diciamo che qualsiasi attività va bene pur
di non stare ferma a far niente!




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